Cooperazione internazionale

Cooperazione internazionale

Aree povere, aree in via di sviluppo, aree sviluppate: una relazione reciprocamente generativa

Solo una comunicazione che assicuri una costante mediazione fra aree ricche e povere, a volte poverissime, una comunicazione generativa di una sostenibilità comune, planetaria, può assicurare al pianeta uno sviluppo che sia veramente tale. Con questa idea, il CfGC partecipa a progetti di cooperazione internazionale interpretando le aree d’intervento come un territorio vastissimo e variegato nel quale culture, società, economie differenti hanno la possibilità di collaborare, finalmente, ad un progetto comune: la salute dell’intero pianeta e il benessere di tutti i suoi abitanti. Solo così si possono creare le condizioni di co-sviluppo, in cui conoscenze e competenze possano entrare in contatto e valorizzarsi vicendevolmente, attivando progetti di cooperazione basati sulla condivisione e la mutualità della conoscenza.

La vision del CfGC

Cooperazione di sistema

Nell’ambito della cooperazione internazionale, il CfGC porta avanti una convinzione ben precisa, che affonda le radici negli studi sulla complessità relativi ai progetti di ricerca passati o in corso che afferiscono a settori scientifici anche molto distanti tra loro. E che è stata verificata sul campo grazie al confronto con alcuni dei più importanti player a livello regionale (Fondazione Il Cuore si Scioglie – Unicoop Firenze) e nazionale (Istituto Agronomico per l’Oltremare – IAO, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo – AICS, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – MAECI), con i quali il CfGC collabora da tempo.

L’idea alla base delle ricerche del CfGC in questo settore è che la cooperazione contemporanea operi in contesti caratterizzati da un’elevata complessità, che rende impossibile procedere attraverso soluzioni orientate alla semplificazione e al riduzionismo.

Risolvere problematiche che dipendono dal cambiamento climatico, dalla mancanza di competenze agricole, da questioni sociali e culturali, dalla scarsa diffusione di nuove tecnologie non può prescindere da un’azione sinergica in grado di mitigare gli impatti di tutte le dinamiche negative prese nel loro insieme.

Per questo, la cooperazione deve adottare un’impostazione sistemica, secondo la quale ogni intervento, pur partendo da azioni puntuali, circoscritte e facilmente monitorabili, deve agire su un ampio range di settori ricostruendone la trama economica, sociale, politica e culturale e procedendo all’individuazione di una soluzione generale e non specifica per le singole problematiche.

La mission della nostra ricerca

Verso un modello generativo di cooperazione allo sviluppo

Una buona comunicazione è il punto di partenza per una buona cooperazione, dato che – agendo in paesi caratterizzati da culture differenti dalla nostra – è fondamentale stabilire relazioni comunicative efficaci con i partner locali, basate su strategie di community building che garantiscano il coinvolgimento di tutti i potenziali portatori d’interesse non solo nelle attività previste dal progetto ma anche, e soprattutto, in fase di progettazione dell’intervento.

Un altro aspetto fondamentale è la necessità di un coordinamento efficace tra i tanti soggetti pubblici e non che lavorano nel settore, per far sì che i vari interventi si inseriscano all’interno di una strategia chiara, basata su un orizzonte ampio e capace di gestire gli elementi di complessità che caratterizzano i progetti di cooperazione internazionale.

Solo superando il paradigma comunicativo consolidato – trasmissivo e gerarchico – e lavorando sulla creazione di comunità di interessi, obiettivi e pratiche che mettano a sistema le conoscenze e le competenze di cui ciascun soggetto – partner locale o player internazionale – è portatore, sarà possibile andare oltre le derive caratteristiche della collaborazione internazionale (frammentazione degli interventi, scarsa sistematicità dei risultati raggiunti, etc.) per definire un modello nuovo e più efficace nel gestire i crescenti margini di aleatorietà cui ogni aspetto del mondo globalizzato ci pone di fronte.

Pietre miliari

e attività di ricerca del CfGC nell’area della cooperazione internazionale hanno radici molto antiche, che risalgono alle attività del C.R.A.I.A.T. Già nel 1993, infatti, erano attivi due importanti progetti in questo ambito: “Comunicare la pace” e “Le favole del Mediterraneo”. Il primo progetto, realizzato insieme ad Amnesty International e alle Edizioni Cultura della Pace, consisteva nella realizzazione di una serie di prodotti editoriali finalizzati a diffondere la cultura della pace e della cooperazione, mentre il secondo era un progetto finanziato dalla Comunità Economica Europea che ha coinvolto sette Università nella raccolta e nel trattamento multimediale delle favole che caratterizzano la complessa e connessa trama di culture del bacino del Mediterraneo

Correva l’anno 2000 quando, in collaborazione con la Provincia di Firenze (allora era presidente Michele Gesualdi), si diede vita ad un ampio progetto per l’abolizione della pena di morte in tutto il mondo, progetto il cui titolo era “L’urlo. Una campagna di comunicazione contro la pena di morte”. 

Molto più recente (2016) è la collaborazione che il CSL ha attivato con l’Istituto Agronomico per l’Oltremare (IAO), prima, e con l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), poi. Il progetto di “Comunicazione generativa per la cooperazione internazionale” ha visto il gruppo di lavoro affiancare la dirigenza e i dipendenti della neonata AICS nell’organizzazione di un percorso di ascolto e community building finalizzato alla progettazione partecipata della vision e dell’identità comunicativa dell’Agenzia. La collaborazione, però, era iniziata negli anni precedenti con lo IAO, l’istituzione storica fiorentina che è poi confluita nell’Agenzia in seguito all’entrata in vigore della legge 125/2014 (Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo).