L'ambigua potenza dell'immaginario

una ricerca sulla comunicazione
dei prodotti fitosanitari

Interventi
  • Analizzare l’impatto sociale e comunicativo delle misure agro-climatico-ambientali del PSR 2014-2020
  • Formare imprenditori e operatori sulle pratiche di autocontrollo fitosanitario nel comparto vivaistico pistoiese
  • Formare i giornalisti al valore del verde come bene comune
  • Progettare azioni di informazione relative ad un uso sostenibile dei fitofarmaci

La ricerca

Il progetto di ricerca “L’ambigua potenza dell’immaginario: una ricerca sulla comunicazione dei prodotti fitosantari” si prefigge l’obiettivo di indagare:

  1. la profonda confusione su cosa si intenda oggi per fitofarmaco e, di conseguenza, le possibili implicazioni derivanti da un suo utilizzo sulla salute dell’uomo e dell’ambiente;
  2. quali sono le conseguenze pratiche (sulla cultura, sull’economia, sull’ambiente, sulla salute) dei diversi – e spesso conflittuali – immaginari di cui sono portatori i soggetti che, a vario titolo (dalle industrie chimiche ai cittadini/consumatori), sono coinvolti nel processo di utilizzo dei fitofarmaci in agricoltura.

Il problema individuato

La difficoltà che oggi incontra una buona cultura del fitofarmaco ad affermarsi come un patrimonio di tutti è dovuta principalmente a due fattori: da un lato la cattiva comunicazione del fitofarmaco stesso; dall’altro l’attenzione riservata al modo in cui storicamente – dalla nascita fino ad oggi – l’Unione Europea ha normato l’utilizzo di sostanze non naturali, o non totalmente naturali, in ambito agroalimentare e forestale. In questa storia, che dura oramai da decenni, sembra predominare da sempre un confronto irrisolto tra due posizioni:
  • da una parte coloro che affermano senza mezzi termini che, eliminando tali sostanze, correremmo il rischio di mettere in discussione la sopravvivenza e lo sviluppo dell’intero sistema agricolo per come lo conosciamo oggi;
  • dall’altra coloro che, al contrario, mettono in evidenza solo l’impatto negativo che deriva dal loro utilizzo. In questo secondo gruppo ha fatto la sua comparsa, in seguito all’affermarsi sempre più diffuso dell’idea di un’economia circolare e della pericolosità del cambiamento climatico, l’idea che esistono delle priorità in termini di qualità della vita che, costi quel che costi, vanno difese per scrivere un mondo radicalmente diverso.

La tesi del CfGC

Alla luce di quanto detto fino ad ora, il CfGC è convinto che ci sia un evidente problema di comunicazione fra il mondo della ricerca, gli imprenditori agricoli, le istituzioni e la cittadinanza poiché tali attori posseggono elementi di conoscenza e evidenziano un percepito relativo alla problematica “impatto dei fitofarmaci sulla salute dell’uomo e dell’ambiente” che diverge a tal punto da avere pochissimi punti di contatto.

Siamo di fronte ad un evidente corto-circuito in cui

  • i ricercatori non hanno a disposizione parametri univoci per esprimersi sulla pericolosità dei fitofarmaci. Questo provoca a livello di diffusione sui media, una notevole confusione che genera disorientamento nell’opinione pubblica;
  • le decisioni prese e le normative definite dalle istituzioni (a tutti i livelli) non sempre nascono e tengono conto dei dati – eventualmente raccolti – della ricerca e dei bisogni degli imprenditori chiamati in prima persona ad utilizzare i prodotti fitosanitari. Nella maggior parte dei casi, infatti, i tecnici che posseggono informazioni utili hanno scarsi, se non nulli, momenti di confronto con gli stessi assessori, funzionari e dirigenti che poi redigono leggi e regolamenti;
  • gli imprenditori agricoli si dividono tra l’applicazione di norme che, di fatto, impongono loro di ripensare l’intero processo produttivo dell’azienda agricola, pur senza avere supporto o elementi di conoscenza necessari per poterlo fare, e l’utilizzo non del tutto consapevole di sostanze chimiche che potrebbero essere nocive non solo per i consumatori, ma anche per coloro che le utilizzano quotidianamente sul posto di lavoro;
  • i cittadini sono costantemente influenzati da campagne di comunicazione che creano un mondo che non c’è.