Il rumore mediatico nuoce gravemente alla salute

La centralità dei contenuti per ridefinire la relazione tra i bisogni di conoscenza e le risposte autorevoli

Questa trama di ricerca pone particolare attenzione alla sempre più problematica questione della chiara, corretta e, soprattutto, autorevole informazione sui temi della salute e della sanità sia sul fronte della lotta alla sempre più incontrollata diffusione di bufale e fake news, che nel confrontarsi e legittimare le paure, le ansie e le domande che dominano la quotidianità dei cittadini. La convinzione di partenza è che sia necessario ristabilire un profondo e proficuo dialogo fra l’esperienza dei medici, dei ricercatori, dello staff sanitario e tutti quei saperi, quei bisogni di informazione e quelle credenze che caratterizzano l’immaginario di tutti i cittadini e le cittadine. Per tale motivo diventa di fondamentale importanza costituire una comunità d’interesse a cui sono forniti i dati, gli elementi di conoscenza e gli strumenti per poter fare una corretta, autorevole e attendibile informazione sui temi della salute, della prevenzione, del benessere e degli stili di vita in una prospettiva che vede la conoscenza come un ‘bene comune’.

Comunicare la salute

Il problema individuato

Sempre più spesso il problema delle fake news è riportato come causa dell’eccessiva produzione di informazioni e del conseguente rumore mediatico che porta ciascun individuo non solamente a crearsi un immaginario che non corrisponde alla realtà, ma ad adottare comportamenti sbagliati e, quindi, potenzialmente dannosi per sé stesso.

La cosiddetta ‘società della conoscenza’ ci ha catapultati in una situazione paradossale: nonostante la massiccia e continua diffusione di mezzi di comunicazione tecnologicamente mai così potenti, popolari e pervasivi che ci permettono di avere accesso ai dati e alle informazioni più svariate, non possediamo gli strumenti necessari per farci strada in questo mare magnum e confrontarci con i diversi contenuti con cui entriamo in contatto, per analizzarli e valutare quanto siano autorevoli e verificati.

La situazione si aggrava ulteriormente quando il rumore mediatico e l’analfabetismo funzionale che caratterizza la nostra società coinvolgono il mondo della salute e della sanità e la relazione tra soggetti sani, pazienti, medici e operatori sanitari.

La tesi del CfGC

L’interesse scientifico del CfGC nasce dalla convinzione che sia necessario ristabilire un profondo e proficuo dialogo fra l’esperienza dei medici, dei ricercatori, dello staff sanitario e tutti quei saperi, quei bisogni di informazione e quelle credenze – sviluppate attraverso la navigazione in Rete o con il passaparola – che caratterizzano l’immaginario di tutti i cittadini e le cittadine. 

Tutto ciò è possibile solamente:

  1. aiutando la scienza medica a confrontarsi e a legittimare le paure, le ansie e le domande che provengono dal tessuto sociale; 
  2. riportando al centro della discussione l’importanza dei contenuti scientificamente validi e verificati
  3. incentivando le cittadine e i cittadini a riattivare un dialogo costante e strutturato con lo staff medico, riattribuendogli, di fatto, il ruolo di guida all’interno di un processo sia di individuazione della causa del malessere, che di potenziale guarigione.

In questo scenario, è necessario definire un paradigma comunicativo che metta al centro l’autorevolezza dei contenuti e che favorisca un nuovo modo di relazionarsi tra il medico/scienziato/esperto e il cittadino comune. 

La ricerca, quindi, mira a capire quali siano gli elementi di literacy di base sulla salute e sulla sanità che, in contesti diversi, dall’emergenza del virus in corso alle malattie oncologiche, servono per costruire questa nuova relazione. 

Un’azione di alfabetizzazione sui temi della salute è utile sia al cittadino per adottare comportamenti adeguati, sia al professionista dei media per una corretta informazione medico-scientifica, sia al personale medico-sanitario per costruire un dialogo più proficuo con i pazienti. 

Attività di sperimentazione legate alla ricerca​

Master Comunicazione Medico-Scientifica e dei Servizi Sanitari

Il Master di primo livello, realizzato all’interno dell’Università di Firenze, nasce in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi e con numerosi partner tra cui organizzazioni, istituzioni e associazioni impegnate da anni nel campo medico-scientifico e sanitario sia a livello regionale che a livello nazionale. Questo percorso formativo rientra nel più ampio progetto di ricerca del CfGC che mira a sperimentare interventi comunicativi per ridefinire i flussi comunicativi interni ed esterni con le organizzazioni partner e per favorire una corretta informazione ponendo al centro la qualità e l’autorevolezza dei contenuti. La convinzione di partenza è che per una buona comunicazione sia necessario partire dall’ascolto del cittadino e/o paziente per far emergere i bisogni inespressi, le domande e le criticità, trasformando i dati che emergono in elementi di conoscenza attraverso i quali migliorare l’intero sistema dei servizi socio-sanitari e, di conseguenza, rafforzandone la comunicazione. 

Non solo, grazie alla presenza di medici e ricercatori nel corpo docente, il Master intende fornire le conoscenze di base della medicina, della ricerca biomedica e delle politiche e servizi sanitari, nella convinzione che una literacy sui temi della salute e della sanità sia il primo passo per pianificare azioni informative e campagne comunicative che pongano al centro contenuti di qualità. 

 Il Master, quindi, grazie ad percorso formativo di natura consulenziale, ha come obiettivo la realizzazione di progetti concreti che sono sviluppati dai corsisti stessi (sia coloro che già lavorano all’interno di un’organizzazione partner, sia chi non lavora ma che prende parte ad una collaborazione già in essere), con il supporto della comunità di esperti che ruota intorna al Master: medici, ricercatori ma anche professionisti della comunicazione.  

Per consultare la pagina del Master: www.cfgc.unifi.it/mastercomunicazionesalute

Who is Afraid of Childbirth?

Per portare avanti l’attività di ricerca, il CfGC ha avviato una collaborazione con il Dipartimento Materno Infantile dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi finalizzata ad osservare da vicino un campione rappresentativo di donne incinte, ascoltando, raccogliendo e analizzando i sentimenti e le eventuali paure che caratterizzano l’immaginario relativo al parto attraverso un questionario sviluppato ad hoc.

Lo scopo ultimo dello studio è quello di ricostruire il livello di conoscenza e consapevolezza con cui le partorienti si approcciano a questa esperienza, individuando i bisogni di conoscenza e affiancando gli esperti e i professionisti nel fornire risposte adeguate.

La prima fase dell’indagine si svolgerà presso l’AOUC: l’indagine fornirà importanti elementi di conoscenza su quali sono, da un lato, i media e, dall’altro, le relazioni sociali (con la famiglia, le amiche o gli amici, le colleghe o i colleghi) che maggiormente influenzano l’immaginario delle donne su questo momento importante della loro vita.

I risultati saranno valutati e messi a sistema con le attività di ricerca del CfGC in termini di comunicazione della salute e della sanità. Al tempo stesso, questa fase di sperimentazione sarà funzionale ad integrare il questionario sulla base dei risultati che emergeranno dal suo utilizzo sul campo, in vista di una eve

Per poter realizzare al meglio le attività previste, il CfGC ha istituito un Comitato Scientifico che sarà garante, insieme al Comitato Etico di Area Vasta, del lavoro di raccolta dati e assicurerà l’autorevolezza dei contenuti che saranno diffusi.

I membri dello stesso Comitato Scientifico – costituito, oltre che dal Direttore del CfGC, da riconosciuti esperti dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi che operano nei settori della maternità, della psichiatria, etc. – hanno partecipato attivamente, insieme alle rappresentanti delle ostetriche che operano a stretto contatto con le donne incinte nell’ambito del Dipartimento Materno Infantile dell’AOUC, alla formulazione del questionario, condividendone gli obiettivi e l’impostazione fin dalle prime battute del progetto.

Il questionario elaborato dal CfGC – è bene sottolineare questo aspetto – è stato concepito come qualcosa di più di un semplice elenco di domande: l’idea al centro della sperimentazione è quella di utilizzare il questionario come un vero e proprio strumento di community building orientato a fare sistema e a ridurre la distanza tra le diverse categorie di soggetti interessati al progetto: da un lato, i medici e gli altri operatori professionali (ostetriche, infermiere e infermieri, etc.) sono stati coinvolti nello sviluppo del questionario e saranno costantemente aggiornati sugli esiti della sperimentazione. Dall’altra le donne incinte, rispondendo al questionario, vedranno legittimate le proprie paure e il proprio diritto a fare domande.

A parte i risultati che emergeranno, quindi, e che forniranno utili spunti ai professionisti della salute per comunicare più efficacemente con le proprie pazienti, sarà prima di tutto l’organizzazione dello studio – centrata sull’erogazione del questionario – ad avviare scambi virtuosi e una nuova consapevolezza in tutti i soggetti coinvolti nel progetto.