Paesaggio e luoghi della complessità

Paesaggio
e luoghi della complessità

Una nuova cultura di progetto e di intervento per i luoghi della complessità

La natura del paesaggio - inteso come sistema complesso di elementi e di risorse eterogenee, visibili, esplicite, sconosciute, nascoste - è quella di un potente strumento di cooperazione a disposizione di tutti i cittadini. La sua peculiarità risiede nel facilitare e aggregare un pensare e un agire collettivo, condiviso, che aiuta le persone a collaborare le une con le altre per progettare insieme nuovi spazi e ambienti di vita. Solo una comunicazione che non si tiri indietro davanti alla complessità di tale sistema può progettare e realizzare azioni comuni per valorizzarne le incredibili potenzialità, promuovendo la conoscenza reciproca tra i soggetti che lo animano, riscattando quelli isolati e recuperando le risorse nascoste dalle attuali dinamiche di potere. Tutto questo è possibile, tuttavia, solo operando dal basso per erodere l’idea consolidata della necessaria conservazione della situazione esistente e dando, così, forma a una nuova idea comune di paesaggio al futuro.

La vision del CfGC

Comunicare il paesaggio come sistema complesso

Il salto di sistema proposto dal pensiero complesso e dall’approccio ecologico mette in evidenza la necessità di  identificare il paesaggio come  un sistema complesso che assume le caratteristiche degli organismi viventi che lo popolano: un’unione di ambiente naturale, di attività antropiche, di infrastrutture, di reti di relazioni e conflitti sociali, di storia e tradizioni, che vive e si alimenta delle interazioni tra le sue parti in continua trasformazione.

L’uomo, in termini ecologici, sta – e dovrebbe essere consapevole di stare – dentro e con i sistemi naturali, è solidale con la Terra e, addirittura, è fatto della stessa sostanza chimico-fisica di cui è fatto il pianeta: di fronte a questa rivoluzione anche la comunicazione relativa al paesaggio deve cambiare paradigma.

In questa prospettiva,  la ricerca e gli interventi del CfGC studiano come il paradigma generativo della comunicazione può contribuire a ridefinire la natura stessa del paesaggio del futuro, ripensandone le modalità di lettura (analisi) e di scrittura (progettazione e realizzazione) in relazione ai soggetti che lo vivono, lo abitano, lo lavorano.

Una comunicazione che combatta il dilagante analfabetismo paesaggistico per orientare la potenzialità del paesaggio

La comunicazione è il progetto e, al tempo stesso, il prodotto di ciò che consideriamo paesaggio: ne è sia la causa che l’effetto. La comunicazione generativa individua gli elementi costitutivi di questo sistema e le sue relazioni caratterizzanti: ne riconosce le finalità dichiarate e non, le condivide con i soggetti coinvolti nella sua progettazione, individua e riscatta elementi e risorse che determinati gruppi di potere nascondono ad altri gruppi e comunità, contribuisce a contrastare l’analfabetismo paesaggistico sempre più diffuso.

L’ignoranza paesaggistica si risolve nell’incapacità di leggere – nel senso di analizzare e comprendere – e, quindi, di scrivere paesaggi orientati al bene comune e allo sviluppo sostenibile perchè condiviso e multifunzionale dei territori: si tratta di una tendenza sempre più consolidata che affonda le sue radici nel progressivo distacco dell’uomo dai suoi territori, nella confusione che caratterizza l’immaginario sul paesaggio (un concetto che per sua natura sfugge ad ogni definizione stabile e duratura), nella strumentalizzazione di tale ignoranza e di tale confusione da parte di gruppi di potere e di élite finanziarie sempre più ristrette, che hanno tutto l’interesse a mantenere coperti, nascosti e, quindi, esclusivi i propri progetti.

La convinzione alla base degli interventi del CfGC è che la relazione tra uomo e natura – quel convergere di caratteri fisici, antropici, biologici, etnici, storici e geografici che danno vita ad un paesaggio (industriale, agricolo, urbano etc.) – sia una risorsa complessa e, in quanto tale, dalle possibilità pressoché incalcolabili e imprevedibili, purché si riesca ad operare in maniera trasparente e condivisa sia sulla trama dei collegamenti attivati o di quelli da scoprire, che sulla creazione di un progetto collettivo e partecipato. Un progetto che sia orientato al raggiungimento di un miglioramento della qualità della vita per ampi strati della popolazione e, al tempo stesso, alla creazione di comunità di obiettivi, di interessi, di pratiche e di risorse centrate sull’uomo e sui suoi bisogni della collettività.

Il paradigma generativo della comunicazione per tessere inedite trame tra risorse lontane e divergenti

Nei progetti del CfGC sono le dimensioni delle potenzialità ignorate o nascoste quelle che, tra le tante disponibili, risultano incredibilmente ricche di risorse. In questo scenario, connettere quanto prima era ritenuto lontanissimo apre alla creatività luoghi che l’uomo nemmeno immaginava, e gli offre dimensioni temporali che mai avrebbe intuito: terre di mezzo tutte da esplorare, da progettare, da costruire.

La nuova frontiera non sta davanti all’uomo con gli elementi più visibili, ma è nascosta nelle cose, tra le risorse, in ambiti che normalmente nessuno considera interessanti o che sono volutamente inibiti per mantenere gli attuali equilibri di potere e il controllo sulle risorse che contengono.

Il paesaggio del futuro va cercato in queste nuove trame di collegamenti inediti, da individuare e da creare se ancora non esistenti: trame meravigliosamente generative di ulteriori risorse, a piena conferma della teoria della complessità. E questo vale non solo per i soggetti e gli elementi che costituiscono un paesaggio già definito, riconosciuto come tale ma anche per i rapporti fra i vari paesaggi esistenti e quelli da progettare al futuro.

La mission della nostra ricerca

Ai confini della complessità

I confini, le terre di mezzo fra i soggetti e gli oggetti che danno vita ad un paesaggio, come i confini tra i paesaggi stessi, si stanno trasformando in luoghi generativi d’identità e di strutture nuove: i tessuti ecotonali che, in termini ecologici, separano le parti più omogenee, riconoscibili e mono-funzionali del paesaggio, sono da sempre una miniera infinita di possibili risorse che non sono riconosciute e valorizzate per una serie di motivi che vanno dal dilagante analfabetismo paesaggistico al preciso disegno di occultamento e inibizione da parte di élite finanziarie sempre più esclusive e culturalmente deboli.

Il CfGC, quindi, orienta i propri progetti di comunicazione generativa all’esplorazione e alla riscoperta di quelle terre di mezzo che, tradizionalmente riconosciute come luoghi di separazione e di divisione tra nodi e luoghi d’interesse, possono oggi essere considerate gate per dimensioni economiche, politiche, storiche, geografiche finora sconosciute perché tutte da inventare, trasformandosi da strumenti di opposizione a catalizzatori di processi di co-produzione, di cooperazione, di community building.

Progetti sistemici di paesaggio

La comunicazione generativa è contraria a ogni modalità comunicativa che voglia esercitare un controllo sulla libertà e sulle risorse dei singoli soggetti (siano essi individuali o collettivi), e mira a costruire modelli di sviluppo culturali, sociali, economici e, naturalmente, politici che abbiano come obiettivo quello di dare il massimo valore alle potenzialità degli esseri umani, limitandone la capitalizzazione e lo sfruttamento da parte di gruppi di potere sempre più ristretti e isolati dal resto della società.

I progetti di ricerca del CfGC, quindi, cercano di creare le condizioni perché tutti i soggetti di un determinato territorio possano condividere un progetto di sviluppo nell’ambito del quale ognuno trovi il modo di comunicare, cioè di mettere in comune, le proprie risorse: siano esse già attive o da attivare proprio in forza della collaborazione con altri attori sociali e nell’ottica di un progetto comune.

È promuovendo la conoscenza reciproca tra soggetti di natura diversa – ad esempio coinvolgendo imprenditori e cittadini in scambi con il mondo della ricerca – e la loro aggregazione intorno a un obiettivo, a un progetto condiviso che si avviano processi generativi di nuove conoscenze e, quindi, nuove risorse. Dalle quali ripartire per sviluppare nuovi progetti di paesaggio.

Le trame